Seduto? No, grazie, meglio stare in piedi!

Tra le molte capacità del nostro organismo probabilmente un aspetto nuovo è stato da poco ipotizzato grazie a brillanti prove sperimentali sul modello animale. Penso di non sbagliare nel dire che dopo il fumo, il vizio che nuoce di più alla salute sia lo stare seduti. Ebbene sono certo che molti di voi avrebbero detto che era sicuramente il mangiare i carboidrati oppure ingurgitare caramelle la cosa peggiore per la nostra salute, invece pare di no. Dei valenti ricercatori Svedesi (1). Hanno recentemente dimostrato come lo stare troppo seduti sia probabilmente una delle peggiori abitudini che posiamo adottare e come lo stare in piedi sia, senza volere, un potente induttore a meccanismi di tipo neuro-endocrino in grado di modulare e controllare il nostro peso attraverso il controllo a livello centrale dell’assunzione di cibo.

Detta in questa maniera sembra paradossale… stare seduti fa ingrassare, ma certo, è ovvio direte voi, chi sta seduto non fa certo attività sportiva, non si muove quel tanto che basta a consumare energie e per questo accumula peso invece di smaltirlo.
Questi valenti studiosi svedesi, tramite un modello sperimentale su animali di laboratorio, hanno dimostrato che lo stare in piedi è molto di più che un effetto statico, anzi, ha un effetto dinamico sul controllo del peso e della massa corporea. Di fatto nel modello studiato ci sono evidenze che un altro meccanismo, aggiuntivo a quello della leptina, regola la massa corporea ed il grasso. Il sensore di questo meccanismo sarebbe localizzato negli arti inferiori e manda precisi segnali ad un centro di integrazione localizzato nel cervello.

Questa nuova concezione del controllo del grasso e della sua distribuzione corporea è stato dimostrato su un gruppo di ratti di 2-3 mesi sottoposti ad un dieta ricca di grassi per 3 settimane dopo di che a un gruppo di questi ratti sono state poste nell’addome delle capsule di peso totale pari al 15% del peso del ratto. Il gruppo di controllo era costituito da dei ratti in cui erano state impiantate le medesime capsule ma molto più leggere (non superavano il 3% del peso del ratto). Il peso dei ratti dei 2 gruppi è stato quindi misurato settimanalmente nelle varie settimane successive all’impianto delle capsule (1). Dopo solo 2 giorni dall’intervento per posizionare le capsule, il gruppo di ratti con le capsule più pesanti aveva perso peso corporeo in quota maggiore rispetto all’altro gruppo e dopo 2 settimane dal posizionamento delle capsule i ratti dei 2 gruppi avevano lo stesso peso. È evidente che il gruppo che aveva le capsule più pesanti, in proporzione al gruppo di controllo, aveva perso maggior peso corporeo per il maggior peso artificialmente messo in addome (il 12% in più rispetto al gruppo di controllo con le capsule vuote). In pratica la presenza delle capsule più pesanti in addome aveva indotto una perdita di massa corporea/grasso pari al peso delle capsule stesse dato che i ratti dei 2 gruppi, dopo 14 giorni avevano lo stesso peso.

L’esperimento, ripetuto in più serie, ha praticamente suggerito che l’organismo ha un sensore che regola il suo stesso peso. In parole povere esisterebbe un sistema, un meccanismo, chiamato “gravitostato” che cura il controllo e cerca di mantenere costante il peso corporeo, cercando di limitare l’aumento più che la diminuzione del peso stesso. Quando gli autori svedesi hanno controllato la quantità di grasso bruno (quello buono) dei 2 gruppi di ratti e la spesa energetica vitale dei ratti (quest’ultima è calcolata sulla base dell’attività svolta dai ratti nelle gabbie) non hanno trovato differenze. Di fatto la spiegazione di questo è semplice: i ratti che avevano le capsule più pesanti in addome mangiavano meno. I medesimi risultati sono stati ottenuti anche quando le capsule sono state posizionate nel sottocute dell’area lombare dei ratti (1).

Il risultato ancor più sorprendente è stato dimostrato quando ai ratti sono state tolte le capsule e gli animali che avevano quelle più pesanti (di fatto più leggeri del gruppo con le capsule vuote) hanno recuperato il peso perso arrivando al peso degli animali dell’altro gruppo. Questo proverebbe che il gravitostato funzionerebbe in ambedue le situazioni, quelle di eccesso ma anche nel difetto di peso, facendolo recuperare (1, 2).

Dato che fino ad adesso si sapeva che la leptina era l’ormone, prodotto dal tessuto adiposo, in grado di regolare il peso corporea agendo sui centri della fame e sazietà, nasce quindi la domanda se il gravitostato “parla” in qualche modo con il sistema della leptina. La risposta è venuta quando il medesimo esperimento è stato fatto in ratti KO per il gene della leptina (cioè geneticamente senza leptina) ed in cui il gravitostato ha mostrato il medesimo modus operandi, regolando il peso degli animali.
Ma allora come e da dove parte l’azione del gravitostato ? se non è il tessuto adiposo …. chi altri sarebbe coinvolto ? Lo scheletro ! o meglio, le componenti cellulari deputate al controllo del tessuto osseo ossia gli osteociti. In effetti queste cellule si sa da tempo che sono dinamicamente in grado di percepire anche minime differenze di carico statico (cioè di peso corporeo) per adattare a tal pro l’area di osso dove queste cellule operano. Sarebbero quindi loro che in qualche modo comunicano a livello centrale il cambiamento percepito del peso (gravitativo) che si fa sentire sulle ossa. Infatti quando l’esperimento con le capsule pesanti è stato fatto con ratti privi di osteociti, non si è osservato alcun cambiamento di peso dimostrando così che sono gli osteociti il trigger del gravitostato e che sarebbero loro a mandare il segnale al cervello per ridurre l’assunzione di cibo!
Capite bene da questo come sia diverso stare in piedi (e magari muoversi) dallo stare seduti ! in termini pratici quando si è seduti si appoggia il bacino su una sedia e con esso tutta la struttura superiore del corpo, si toglia agli arti inferiori la capacità di percepire il carico gravitativo del peso corporeo di gran parte del nostro corpo … in pratica si permette al nostro corpo di percepire una informazione sbagliata e cioè che essendo seduti siamo più leggeri di quanto realmente siamo!

Questo spiegherebbe molte cose ma non tutte. Certamente spiega come sia facile mantenere il peso stabile tra i 20 e i 70 anni di età, in specie se si sta seduti meno della media e si è fisicamente attivi, e come invece il peso tenda a salire quasi in modo proporzionale al progredire della riduzione della mobilità. Ma ancora non spiega come mai una gran parte delle persone siano obese nonostante passino molte ore in piedi e/o facciano attività fisica, pur con una alimentazione controllata (2).

In maniera assolutamente utopistica, se tutto questo funzionasse in questa maniera, potremmo avere delle possibili soluzioni al lavoro sedentario negli uffici comunali o delle amministrazioni …. via le sedie, tavoli alti fino a poco sotto i gomiti degli impiegati ed un numero di sgabelli non superiore alla metà dei dipendenti che operano in quell’Ufficio …non sia mai che tutti si siedono contemporaneamente! non so se si produrrebbe di più ma si controllerebbe meglio il peso!

Certamente la biologia umana non è quella dell’animale di laboratorio ma molte cose la biologia della natura le crea simili, anche se non uguali, adattando le cose ai diversi contesti biologici animali. Non ci sarebbero quindi motivi di pensare che l’uomo sia molto diverso dal ratto, si deve solo arrivare a capire come e per quali vie il gravitostato operi condizionando il nostro cervello riguardo all’assunzione del cibo. Certamente l’evoluzione psicobiologica della specie umana è stata diversa da quella del ratto o degli animali simili e ormai da anni nella nostra specie il comportamento psico-sociale e con esso l’alimentazione sono estremamente influenzati da condizionamenti esterni alle esigenze biologiche.
I ratti non guardano la TV o la pubblicità che ci propinano ogni 10 minuti e non leggono le riviste che pubblicizzano bibite o merendine.
…terribile pensiero… forse che essere analfabeti e senza TV, avere il market o il centro commerciale lontano kilometri da casa, non avere la patente e l’auto, e neanche mezzi pubblici, sono le vere ed uniche soluzioni per il controllo della alimentazione e del peso corporeo nell’uomo del nostro secolo?
In effetti il ratto cammina chilometri pur di trovare il cibo ma lo fa solo quando ha fame e non quando ha la pancia piena, inoltre non è condizionato dai mass-media.

Prof. Alessandro D Genazzani

Referenze

  1. John-Olov Jansson, Vilborg Palsdottir, Daniel A. Hägg, Erik Schéle, Suzanne L. Dickson, Fredrik Anesten, Tina Bake, Mikael Montelius, Jakob Bellman, Maria E. Johansson, Roger D. Cone, Daniel J. Drucker, Jianyao Wu, Biljana Aleksic, Anna E. Törnqvist, Klara Sjögren, Jan-Åke Gustafsson, Sara H. Windahl, Claes Ohlsson. Body weight homeostat that regulates fat mass independently of leptin in rats and mice. Proc Natl Acad Sci U S A. 2018 Jan 9;115(2):427-432.
  2. Horvath K. Take a stand. Endocrine News 2018, 5: 17-19

La terapia ormonale sostitutiva e il ruolo del progesterone e dei progestinici

ABSTRACT
{ITA} La terapia ormonale sostitutiva ha conosciuto un progressivo miglioramento negli anni, oggi infatti è possibile utilizzare diverse molecole e diverse tipologie di trattamento in base alle caratteristiche della paziente, in modo da rendere la TOS “personalizzabile”. Le più recenti terapie comprendono i SERMs, il Tibolone, il DHEA, e l’associazione Estrogeni coniugati/Basedoxifene classificata come TSEC (Tissue selective Estrogen Complex). Ma vi sono progressi anche nel campo della TOS estroprogestinica: il Progesterone, che per anni è stato utilizzato solo per l’effetto protettivo sull’endometrio, si è visto essere dotato di molte altre caratteristiche intrinseche che possono essere di beneficio per la paziente sia in termini di opzioni terapeutiche che di profilo di sicurezza. I recettori per il Progesterone sono infatti presenti in molti organi del corpo, mediando una miriade di effetti metabolici. Di particolare importanza è l’effetto del Progesterone e dei suoi metaboliti (soprattutto l’Allopregnolone) sul SNC, risultando coinvolti nei processi autonomici, cognitivi, e di regolazione del tono dell’umore. La TOS estro-progestinica è in grado di agire sulla sintesi di questi neurosteroidi, supportando il suo ruolo positivo nei confronti dei disturbi cognitivi e del tono dell’umore tipici del climaterio. È fondamentale conoscere l’attività dei progestinici per rendere questa terapia sempre più efficace sulle singole problematiche che la donna in menopausa presenta.

{ENG} Hormone replacement therapy has experienced a progressive improvement over the years: today it is possible to use different molecules and different types of treatment according to the characteristics of the patient, in order to “tailor” HRT. The most recent therapies include SERMs, Tibolone, DHEA, and the association Conjugate Estrogen/Basedoxifene classified as TSEC (Tissue selective estrogen Complex). However there are some news on the side of HRT: Progesterone, which for years has been used only for the protective effect on the endometrium, is endowed with many other intrinsic features that are positive for the patient in terms of therapeutic options and safety profile. Progesterone receptors are in fact present in many organs of the body, mediating a myriad of metabolic effects. Particularly important is the effect of Progesterone and its metabolites (especially Allopregnolone) on the CNS, which are involved in autonomic, cognitive, and mood-regulating processes. The estroprogestin HRT promotes the synthesis of these neurosteroids, supporting its positive role in relation to cognitive and mood disorders typical of the climate. It is essential to know the activity of progestins to make this therapy more and more effective on the individual problems that afflicts the menopausal woman.

Abstracts selezionati

  • Hostalek U, Gwilt M, Campbell I

    Optimising the Use of Metformin for Diabetes Prevention
    Int J Diabetes Complications.
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  • Afsane Bahrami, Amir Avan, Hamid Reza Sadeghnia, Habibollah Esmaeili, Maryam Tayefi, Faezeh Ghasemi, Fatemeh Nejati Salehkhani, Mahla Arabpour-Dahoue, Azam Rastgar-Moghadam, Gordon A. Ferns, Hamidreza Bahrami-Taghanaki & Majid Ghayour-Mobarhan
    High dose vitamin D supplementation can improve menstrual problems, dysmenorrhea, and premenstrual syndrome in adolescents
    Gynecol Endocrinol 2018, 34: 659-663

  • Jessika Moreau, Nicolas Gatimel, Clémentine Cohade, Jean Parinaud & Roger Léandri
    Mother’s age at menopause but not own age at menarche has an impact on ovarian reserve
    Gynecol Endocrinol 2018, 34: 664-665
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  • Yuko Kitano, Shu Hashimoto, Hiroshi Matsumoto, Takayuki Yamochi, Masaya Yamanaka, Yoshiharu Nakaoka, Aisaku Fukuda, Masayasu Inoue, Tomoaki Ikeda & Yoshiharu Morimoto
    Oral administration of l-carnitine improves the clinical outcome of fertility in patients with IVF treatment
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    Cervicovaginal microbiota, women’s health, and reproductive outcomes
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    Recommendations from the international evidence-based guideline for the assessment and management of polycystic ovary syndromeFertil Steril 2018, 110: 364-379
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    Endometriosis and pregnancy outcome
    Fertil Steril 2018, 110: 406-407Download

  • Bulent Yilmaz, Priyathama Vellanki, Baris Ata, Bulent Okan Yildiz
    Diabetes mellitus and insulin resistance in mothers, fathers, sisters, and brothers of women with polycystic ovary syndrome: a systematic review and meta-analysis
    Fertil Steril 2018, 110: 523-533Download

  • S. C. Bilha, D. Branisteanu, C. Buzduga, D. Constantinescu, P. Cianga, E. Anisie, A. Covic, M. C. Ungureanu
    Body composition and circulating estradiol are the main bone density predictors in healthy young and middle-aged men
    Journal of Endocrinological Investigation 2018, 41: 895-1003Download

  • Hoi Lun Cheng, Amanda Sainsbury, Frances Garden, Myuran Sritharan, Karen Paxton, Georgina Luscombe, Catherine Hawke, Katharine Steinbeck
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