… e che metformina sia !

È di queste ultime 2 settimane la importante ed interessante notizia che prendere la metformina fa ancora più bene di quanto si potesse pensare. Di fatto già dare la metformina a chi ha problemi metabolici di iperinsulinemia fa bene ma fa ancor più bene nel lungo termine. La notizia infatti è apparsa con enfasi sugli editoriali di varie riviste scientifiche di rilievo come l’Endocrine News, organo ufficiale di notizie scientifiche e di pre-print della Endocrine Society americana e su Diabetes Care.

Nelle pazienti trattate a lungo termine con metformina l’incidenza di patologia neoplastica in genere è considerevolmente ridotta. Secondo questi dati (1-3) l’uso della metformina ridurrebbe fino anche al 40% l’incidenza dei tumori. Lo studio di più recente pubblicazione è stato per altro fatto da un gruppo italiano, di Firenze, che ha valutato per 6 anni consecutivi un gruppo di soggetti trattati per diabete di tipo 2 e trattati tutti con metformina con la sorprendente evidenza che l’incidenza di ogni tipo di tumore si era ridotta in modo considerevole (3).

È questa una osservazione di estremo rilievo in quanto è stata sempre in tempi recentissimi confortata da altre evidenze che dimostrano come il trattare con metformina abbia un effetto di rallentamento o di vero e proprio freno sulla aggressività metastatiche delle cellule adeno-carcinomatose dell’endometrio (2) e della mammella (1).

Leggendo questi lavori si capisce in modo preciso che chi ha pensato questi studi ha profondamente analizzato le potenzialità del trattamento. Di fatto la metformina non è una terapia per tutti, sicuramente è il trattamento per tutti i pazienti con diabete di tipo 2, ma nel nostro mondo “ginecologico” la metformina rappresenta una sorta di terapia eclettica per risistemare il mondo endocrino in specie per le pazienti in sovrappeso e con PCOS in cerca di cicli ovulatori e quindi di gravidanza. La metformina è una terapia che funziona bene e da una grossa mano solo se la paziente ha un disturbo su cui la metformina può lavorare per risolverlo o migliorarlo. Ad altri tipi di pazienti la metformina non fa molto, anche se hanno la PCOS.

A cosa sia dovuto questo effetto anti-oncogeno della metformina non è ancora ben chiaro ma delle ipotesi si possono avanzare. I dati della letteratura documentano che in vitro la metformina è antiproliferativa, antimitotica e proapoptotica. Probabilmente chi ha una iperinsulinemia ha un elevato grado di spinta funzionale dovuta ad una alto livello di fattori di crescita tissutali, tra cui la stessa insulina, un fenomeno che a lungo termine può esporre non solo al diabete in età adulta e/o avanzata ma anche a una risposta mitotica aberrante fino allo sviluppo di un ceppo cellulare oncogeno in certi organi. In questi pazienti un trattamento con un farmaco che riduce la iperinsulinemia, come la metformina, è probabilmente l’arma che arresta tali fenomeni. E non è da pensare che siano tutti i farmaci ipoglicemizzanti con queste proprietà, incredibilmente lo è solo la metformina (che è una biguanide) ma nulla fanno, per esempio, le sulfoniluree (3).

Dopo tanta enfasi, veniamo agli argomenti delle mini reviews di questo numero del Bollettino.

Continuando con il tema della terapia ormonale, cercando di sviscerarne gli aspetti chiave per una condotta clinica ottimale, ci siamo posti la domanda: se la terapia la prescriviamo, quale via di somministrazione è la migliore ? orale o transdermica ? quali i vantaggi o svantaggi dell’una o dell’altra ? e la risposta la troviamo nella mini review della Dr.ssa Cannoletta, che con eleganza ci guida in slalom verso la migliore scelta, dedicando attenzione alle potenzialità di rischio dell’una o dell’altra scelta.

Ma le conclusione del percorso della terapia ormonale nella pre e postmenopausa non sarebbe completo se non dedicassimo attenzione ad una dato che apparentemente potrebbe sembrare minimale o insignificante ma che invece ha un certo rilievo clinico preciso, e cioè le problematiche legate alle conseguenze dell’ipoestrogenismo sulla citologia cervico-vaginale. Spesso  il quadro citologico di ASCUS nella donna in menopausa, riconducibile all’elevata incidenza di quadri atrofici e distrofici cervico-vaginali, rappresenta un problema diagnostico per il ginecologo, in quanto può determinare un eccesso di falsi positivi, un successivo ricorso ad esami più o meno invasivi, potenzialmente evitabili e un forte stress emotivo per la donna di fronte ad un quadro citologico “di incerto significato”. Per capire e per avere consigli su come impostare un lavoro di prevenzione sui possibili “falsi positivi” abbiamo dedicato una mini review sulle modificazioni della citologia cervico-vaginale della donna durante la transizione menopausale.

Buona lettura quindi!

Referenze

  1. Yang X, So WY, Ma RC, Kong AP, Lee HM, Yu LW, Chow CC, Ozaki R, Ko GT, Chan JC. Low HDL cholesterol, metformin use, and cancer risk in type 2 diabetes: the Hong Kong Diabetes Registry.Diabetes Care. 2011 Feb;34(2):375-80. Epub 2010 Oct 27.
  2. Tan BK, Adya R, Chen J, Lehnert H, Cassia LJ, Randeva HS. Metformin treatment exerts antiinvasive and antimetastatic effects in human endometrial carcinoma cells. J Clin Endocrinol Metab. 2011 Mar;96(3):808-16. Epub 2010 Dec 29.
  3. Monami M, Colombi C, Balzi D, Dicembrini I, Giannini S, Melani C, Vitale V, Romano D, Barchielli A, Marchionni N, Rotella CM, Mannucci E. Metformin and cancer occurrence in insulin-treated type 2 diabetic patients. Diabetes Care. 2011 Jan;34(1):129-31. Epub 2010 Oct 27

Prof. Alessandro D. Genazzani