Editoriale

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Sono passati ormai alcuni anni, ma non troppi, dal ben noto studio WHI su gli effetti della terapia ormonale sostituitiva e già le cose possiamo dire che sono enormemente cambiate.

Essendo un membro della Endocrine Society americana, ho il piacere di seguire il palpitare della ricerca ma anche delle evoluzioni cliniche della materia “ormonale” non solo per le tematiche endocrine “pure” (tiroide, surrene, diabete, etc) attraverso i giornali della Società. Poco prima di Natale è apparso su Endocrine News, una rivista mensile di informazione clinico-medica della Endocrine Society, un articolo assai interessante sugli estrogeni. E su questo voglio darvi le ultime notizie. È da sempre stato un impegno della nostra Società ISGE Italia promuovere la conoscenza sui settori clinico-pratici ma anche di ricerca che ci toccano da vicino ed il tema degli estrogeni e dei loro effetti è certamente di rilievo per noi che seguiamo molte donne premenopausali o postmenopausali.

Di fatto il mondo americani degli endocrinologi sta scoprendo, dati alla mano, che gli estrogeni hanno indubbiamente molti più aspetti positivi che negativi. Credono ormai in modo consapevole che  “ l’estrogeno è largamente neuroprotettivo”, e come sostiene la Prof. Berga, se funziona nei modelli animali perché non dovrebbe essere uguale per il modello umano?

In effetti le cose pare proprio che siano così! certamente non possiamo sostenere che gli estrogeni sono la panacea di tutti mali ma certamente i loro effetti sono di estrema rilevanza per alcuni organi e distretti del nostro organismo, in particolare per il cervello.

Nei  modelli animali il ruolo neuroprotettivo degli estrogeni è stato dimostrato: gli estrogeni in modo consistente proteggono il cervello da una miriade di insulti e danni, tra cui la caduta dei livelli di ossigeno e glucosio (indotta dall’infarto) come pure i danni neuronali innescati da farmaci o infiammazioni. In vivo ed in vitro gli estrogeni si sono rivelati in grado di attenuare lo stress ossidativo e promuovere la rigenerazione dei neuroni, delle loro sinapsi, promuovendo la plasticità neuronale. E certamente tutto questo è alla base del dato clinico rilevante che gli estrogeni riducono la beta amiloide e la fosforilazione della proteina tau, ambedue associate alla insorgenza della demenza senile di Alzheimer, come pure alla riduzione del tono dopaminergico, che è alla base della malattia di Parkinson.

In questi ultimi anni direi che sono state folgoranti le dimostrazioni di come il sistema nervoso centrale, di fatto il cervello, sia sempre pronto a difendersi dai “guai”. In effetti è in grado di cose incredibili come quella di fare aumentare la produzione di aromatasi (l’enzima che converte gli androgeni in estrogeni) da parte degli atrociti nei casi di ipertensione endocranica, in specie se indotta da danni vascolari, inducendo anche un aumento della produzione di recettori cellulari per gli estrogeni. Gli studi epidemiologici recenti hanno anche dimostrato che gli estrogeni compiono un lavoro lento ed occulto nel corso della vita. Infatti il dato che la donne con demenza di Alzheimer hanno sempre livelli estrogenici più bassi di donne pari età sane, ha portato a supportare in modo netto che più a lungo le donne hanno livelli di estrogeni circolanti nel sangue o per la ciclicità ormonale spontanea o indotta da terapie sostitutive ormonali, meno facilmente saranno soggette a sviluppare malattie neurodegenerative.

Non  ha caso quindi su queste premesse si inseriscono i tanti studi del nostro gruppo, come di altri, su gli effetti positivi della terapia sostitutiva sulle sintesi di neurosteroidi e sulla capacità della terapia con DHEA di mantenere l’efficienza del cervello e di ridurre al minimo i disturbi e sintomi centrali perimenopausali, migliorando sonno, umore, vampate, memoria, tutte legate primariamente al sistema nervoso centrale.

E non è da scartare l’ipotesi che anche gli androgeni quindi abbiano azioni di rilievo per il nostro cervello visto che dare DHEA (un androgeno surrenalico che in perimenopausa e menopausa viene sintetizzato in minore quantità) induce dei miglioramenti significativi.

A questo punto quindi le prospettive per le donne verso i 50 sono visibilmente e concretamente migliorate. La personalizzazione delle terapie ormonali è adesso il vero fulcro di ogni nostra attenzione una volta che la donna è ritenuta “abile” e senza controindicazioni alla terapia ormonale sostitutiva. Certamente l’attenzione la scelta dei dosaggi della terapia è la cosa chiave che lo specialista deve fare, ma a conti fatti non dovrebbe risultarci difficilissima. Come la Prof. Berga sinteticamente ha scritto “il punto è che si deve trovare la dose giusta per quel paziente  …. come nella terapia del diabete, se somministro troppa o troppo poca insulina possiamo uccidere. Finora abbiamo sempre prestato poca attenzione ai dosaggi degli estrogeni che diamo“.

Non possiamo che condividere questa posizione, una volta che non ci sono controindicazioni alla HRT, le terapia ormonali devono essere adattate alla paziente come un vestito, vanno prese le misure e fatte le prove di “vestibilità”.

E non dobbiamo pensare che tutto venga giocato dagli estrogeni solo sul sistema nervoso centrale, a conti fatti le azioni estrogeniche, in specie di modulazione, spesso si realizzano in peiferia, anche in abbinamento con il progesterone.

E’ questo un tema interessante perché ha un particolare valore sul problema del “peso”: un tema delicato per molte donne che vedono il proprio peso cambiare man mano che la premenopausa avanza e si addentra nella menopausa. L’equilibrio ormonale tende a cambiare e cambia con esso il metabolismo, e quindi il peso corporeo. Per chiarire questi punti e dare una visione ragionata di cosa accade e che effetti siano da addebitare agli ormoni, per questo numero del Bollettino vi poponiamo una minireview sul tema della Sindrome Metabolica nel periodo perimenopausale e su gli effetti degli ormoni sessuali sul controllo del metabolismo… per molti di voi questa review potrebbe spiegare finalmente cose ancora mai del tutto chiarite!

 

Prof. Alessandro D. Genazzani