Il trattamento ormonale conservativo nelle pazienti giovani con iperplasia atipica o carcinoma endometriale

Il carcinoma endometriale e’ la neopla- sia ginecologica più diffusa nel mondo occi- dentale, con un picco di incidenza dopo la me- nopausa (1). Tuttavia il 25 % dei casi di questo tumore insorgono in donne in premenopausa ed il 5% circa in donne di età < 40 anni , che frequentemente hanno una storia di infertilità , obesità ed anovulazione cronica, condizioni associate a prolungata esposizione estrogeni- ca non controbilanciata dal progesterone (2- 7). Il carcinoma endometriale in donne giovani di solito ha una prognosi eccellente perché e’ diagnosticato in stadio iniziale ed ha un elevato grado di differenziazione (2, 4, 8,9). La chirur- gia e’ il trattamento iniziale di questa neopla- sia, e l’approccio chirurgico standard consiste nell’ isterectomia totale extrafasciale ed an- nessiectomia bilaterale per via laparotomica con o senza dissezione linfonodale (10,11).

Per come vanno le cose penso che Galileo,

Per come vanno le cose penso che Galileo, Darwin e tanti illustri ricercatori e scienziati dei secoli scorsi si stiano rigirando nelle loro tombe per la disperazione e lo sconcerto. Un tempo l’Accademia, l’appartenenza ad una istituzione di cultura e ricerca dava lustro ed impegno a tutto coloro che ne facevano parte. Oggi di Accademie nel senso vero della parola non ne esistono più ma formalmente l’Università con tutte le sue istituzioni ed Atenei ne è forse l’incarnazione dato che è istituzionalmente proiettata a mantenere viva la fiamma dell’evoluzione scientifica, della ricerca nei settori culturali di interesse per poi nel trasmettere tutto questo ai giovani studenti, che come cultori ed appassionati della materia dovranno poi farne buon uso nelle loro attività, magari trovando stimoli per essere parte della istituzione stessa, cioè dell’Università. Una bella cosa, a parole, ma non lo è più nei fatti. Almeno secondo i segnali che si percepiscono. Parlo ovviamente per il mondo della Medicina. Per chi è medico e docente Universitario è adesso un momento molto difficile. Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) ormai da anni ha imparato a sfruttare in modo costante e continuativo il lavoro dei medici appartenenti all’Università. Con la scusa che non si può insegnare agli studenti in Medicina e Chirurgia senza stare davanti al malato, sono di fatto imposte al medico Universitario le stesse attività assistenziali che sono imposte al medico Ospedaliero. Nulla di male se non fosse che non esiste ormai struttura Ospedaliera convenzionata con l’Università che non abbia permanentemente carenza di personale medico. E questo si riverbera in un costante sovraccarico lavorativo per tutti i medici, ospedalieri o universitari convenzionati, che fanno parte della struttura assistenziale dell’Ospedale. Quale è il risultato di questo? Semplice! I medici ospedalieri e i medici universitari lavorano tutti come matti, con il solo problema per gli Universitari di non avere tempo per dedicarsi al loro vero lavoro per cui sono stati assunti, che è fare ricerca e didattica. Il protocollo che lega l’Università al Sistema Sanitario Nazionale all’articolo 8 dice che “il debito orario del personale universitario docente e ricercatore è pari a quello complessivo stabilito per il personale dirigente del Servizio sanitario nazionale ed è articolato in base al piano di attività dell’unità operativa ed alla programmazione dell’attività didattica e di ricerca; ai fini della determinazione delle dotazioni organiche, il debito orario del personale universitario docente e dei ricercatori è valutato dall’Azienda nella misura del 50% del corrispondente personale del Servizio sanitario nazionale “. Questo articolo dice in modo chiaro che i medici Universitari fanno il loro lavoro di medici (in parte) per il SSN ma che hanno come scopo l’attività didattica e di ricerca ma dice anche che l’Azienda Ospedaliera non può pensare di considerare il personale medico Universitario come “suo” personale al 100% e se all’Azienda mancano medici, non può pensare di “pescarli” nel 50% di tempo tutto Universitario dei medici dipendenti dell’Università per risparmiare, ma deve provvedere ad assunzioni per mezzi e modi suoi. In parole povere ognuno deve avere i suoi ruoli, e cioè quelli per i quali si è stati assunti dal proprio datore di lavoro. E il datore di lavoro degli universitari è l’Università. Da tutto questo ne deriva che per gli Universitari non è più gratificante fare ricerca perché non gli e più dato il tempo di farla e non c’è neanche più il tempo di insegnare ai giovani come apprezzarla ed impararla a fare. E questo porta a non avere più la vocazione universitaria, e sempre meno persone avranno voglia di dedicarsi all’Università, che per altro con le sue negligenze, gratifica e difende molto poco i suoi dipendenti. Credo che siamo prossimi ad un capolinea quindi, a quello in cui molti Universitari potrebbero decidere di scendere dal bus dell’Università. È molto triste tutto questo, significa lo svilimento dalla istituzione universitaria, ma se non si danno di nuovo valori e giuste considerazioni, il destino della Medicina Universitaria sarà solo e soltanto quello di progressiva trasformazione del medico appassionato in ricerca e didattica in un triste pseudo-Ospedaliero sottopagato per fare un lavoro che è tenuto a fare solo in parte. È giunto il momento che il Ministro dell’Università, l’onorevole Gelmini, prenda in seria considerazione questi eventi, non si può pensare che le cose vadano avanti così. È proprio un peccato…

Prof. Alessandro D. Genazzani